Sessismo post campagna elettorale

Risultati immagini per maria elena boschiSalve a tutti lettori, ieri ci eravamo lasciati con un piccolo pensiero riguardo al sessismo presente nella campagna per il Sì al referendum. Ovviamente però il problema non si è limitato a ieri, è proseguito anche dopo il voto e, tanto per fare una cosa nuova, ha visto al centro della questione Maria Elena Boschi. Questo articolo sarà traboccante di indignazione verso il comportamento di una categoria, quella dei giornalisti che ovviamente rispecchia il pensiero sociale, verso un politico di sesso femminile.

Spiego subito a cosa mi sto riferendo:

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Io trovo che sia deplorevole il comportamento adottato nei confronti di una donna che fa politica, discutibile quanto vogliamo, ma che merita lo stesso trattamento dei suoi colleghi uomini. Nessuno ha scritto un articolo sul labbruccio di Renzi mentre faceva il suo discorso nella notte, nessuno si sofferma ad analizzare le emozioni oppure il vestiario, sì perché tra poco vediamo anche quello, dei nostri politici. Ovviamente questo trattamento non viene riservato ad una ministra, come ultimamente è di moda chiamare, che viene sempre trattata come una donna manichino. Facciamo qualche esempio di cui mi avvalgo con diritto di citazione.

Blitzquotidiano scrive

Appena tre giorni fa, più o meno a quest’ora, usciva raggiante dal teatro San Carlo di Napoli fasciata in un abito di seta con spighe turchesi (un filo pacchianotto, va), ma a numerosi osservatori non importò un fico secco del vestito: tutti interpretarono quei suoi sorrisi come la certezza che le cicatrici politiche lasciate dalla vicenda di Banca Etruria fossero in qualche modo rimarginate e la rimonta del Sì fosse ormai compiuta; fu inevitabile quindi supporre che la Boschi avesse sondaggi riservati, sicuri e trionfali. Non era così. Adesso, comunque, non si deve sapere di queste lacrime. Ma non è la notte giusta per tenere nascosto un simile segreto. La notizia del pianto di Maria Elena esce dalla sua stanza e arriva ovunque nei corridoi dell’ex Collegio Nazareno, la sede del Partito democratico.

Come intitola il giornale lo vedete da voi, idem per il Corriere.

Cosa trovo ancora più agghiacciante di articoli scritti con una concezione ben precisa della donna? I commenti, e anche qui mi avvalgo del diritto di citazione perché meritano veramente tanto.

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E vi risparmio gli altri.

Cosa significa tutto ciò? Le conclusioni sono le medesime a cui ero giunto nel pezzo di ieri: per quanto in Italia, come nel resto dell’occidente, si voglia far vedere che le donne ora sono finalmente alla ribalta (il semantema del mondo dello spettacolo è volontario), che sono uguali agli uomini, alla fine dei conti ci rendiamo conto che non è così.

Occuparsi di un ministro della Repubblica parlando prima del suo vestito, etichettandolo come “pacchianotto”, come se poi fosse quello che interessa alla cittadinanza, al rimmel che cola, non è solo una cosa estremamente stupida, è anche indice di qualcosa: qualcosa di becero, cioè che dietro a quel finto perbenismo e a quel finto spirito egualitario, si cela tanto per cambiare del maschilismo radicato, non in fondo, proprio alla base. Sentire nel 2016 ancora persone che si riferiscono ad una donna “vieni che ti consolo io” è agghiacciante. Vedere gente che dice “Vai in cucina e fatti una famiglia” ad una persona solo per il suo sesso è tremendo. Questo come al solito garantisce che la cultura della domesticità non è mai finita, non riusciamo a sganciarci da quella visione stereotipata che vede la donna assolutamente inadeguata in un ruolo di rilievo, perché tanto da brava incubatrice/forno quello che dovrebbe fare è sfornare figlie. Sì? No. Proprio per niente. La Boschi, come ogni altro politico, deve essere discussa nel campo della politica, non in quello della moda. Non è Anna Wintour. Voi vi rivolgereste mai ad una figura autorevole criticandone prima l’aspetto esteriore che la sua professionalità? Se la risposta è sì avete un gran bisogno di rivalutare le vostre priorità.

Non so, probabilmente questo pezzo è venuto più astioso di quanto non sarebbe dovuto, ma in alcuni casi non è una cosa che riesco a controllare.

Ovviamente sottolineo che non parlo da esponente del PD, ma non è la parte politica che importa, è il comportamento.

Detto questo vi auguro buone letture e arrivederci.

 

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Sessismo nelle campagne elettorali

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Salve a tutti cari lettori, questo articolo è un fuori programma, non era quindi previsa la sua esistenza, ma è necessaria dopo la visione di un video. Comincerò dall’inizio.

Poco fa, vagando come chiunque su Facebook, mi sono imbattuto in un video per la campagna per il Sì al Referendum. [N.B. non è un articolo sul sì o sul no, quello lo lascio a chi ne ha competenza, il mio voto è totalmente ininfluente in questo pezzo].

Il video in questione lo potete trovare cliccando Qui

Dopo una campagna basata anche sul tentativo di convincere le donne a votare sì perché diventasse costituzionale la parità tra sessi, che poi proprio così non era ma non importa, mi ritrovo questa bellissima Clip, Ovviamente, come nei massimi sfoggi di maschilismo, le donne sono rappresentante sempre e solo in un certo modo:

-Abbiamo la nonna che fa la spesa al mercato e che parla a chi guarda il video in tono bonario, materno.

-Abbiamo a inizio video la signora al parco con una culla, quindi è rappresentata come madre

-Abbiamo la signora che fa la spesa al mercato in perfetto stile casalingo

-Abbiamo il senatore, maschio ovviamente

-Alla fine però il colpo di grazia, la nonnina che ci ha guidati come Beatrice in Paradiso si siede sulla poltrona del senatore essendo ovviamente inadeguata, in quanto è evidente lo stacco che passa tra lei e l’ambiente circostante, buio, dice “Comoda”

Molto bene, quando qualcuno vi chiederà che cosa significa basare delle campagne, una comunicazione, un discorso, sul sessismo, fate vedere questo video.

In un’Italia, anzi in un mondo che lentamente si sta rendendo conto che la diseguaglianza tra i sessi è una questione puramente culturale, senza nessun reale fondamento, ci rendiamo conto che ovviamente le cose non sono ancora al loro posto.

L’ideatore del video, e ovviamente chi lo ha visionato, avrà pensato che fosse una buona idea rappresentare la femminilità legata ancora a quel retaggio domestico, tipico di 50 anni fa.

Ovviamente sarebbe stato assurdo mettere una senatrice al posto del senatore, un padre al posto della madre. Questa non è retorica di basso livello, questa è una constatazione: nel 2016 ancora si ritiene il padre una figura marginale nella crescita di un figlio e una donna marginale all’interno di un ambiente lavorativo perché deve badare ai figli; e si faccia bene attenzione che questo non è svincolato dal discorso iniziale: promulgare video istituzionali in cui si ripetono sempre gli stessi topoi, gli stessi stilemi che per anni hanno contribuito a rappresentare in un certo modo la donna, e quindi inevitabilmente anche l’uomo, significa rimanere ancorati al passato, significa che la retorica del cambiamento, della parità di genere continua a non avere basi solide per esistere. Pensare ancora di attrarre elettori con la figura rassicurante di una madre, di una casalinga, di una nonna, non è solo becero, è anche tremendamente sessista.

Detto questo, io vi lascio, qualsiasi cosa voi abbiate deciso di votare. Augurandovi buona lettura. Arrivederci.

Animali Fantastici e Dove trovarli, perché sarebbe potuto essere un disastro e perché non lo è stato.

Salve a tutti signori, questa non vuole essere una recensione cinematografica, non studio cinema quindi non ne ho le competenze. Queste vogliono essere considerazioni personali senza fine critico. E’ prima di tutto necessario mettere in chiaro che io, colui che scrive, unico detentore del potere su questo sito, è cresciuto con Harry Potter. Sono un grande fan della saga letteraria e, anche se con le dovute riserve, anche cinematografica.

Partiamo dal presupposto che dopo il flop dell’ultimo libro scritto dalla Rowling sono entrato in sala con il magone, sicuro di trovarmi davanti all’ennesima trovata commerciale priva di ogni utilità. Il film è splendido. Inutili giri di parole sarebbero superflui, tanto vale mettere subito in chiaro il mio punto di vista.

Da qui in poi  il pezzo conterrà SPOILER

Intanto partiamo dalla trama che sarebbe potuta essere, a mio modestissimo avviso, un disastro. Newt Scamander, magizoologo cresciuto culturalmente a Hogwarts, si trova a New York dove incontra un No-Mag (nome dei Babbani newyorkesi) che compie delle azioni per le quali sarà necessario andare in giro per la città alla ricerca delle creature magiche fuggite dalla borsa che Newt portava con sé.

La trama, così descritta, è tremenda. Sembrerebbe un documentario sugli animali magici mal riuscito. La cosa bella della storia è infatti la stratificazione: quella sopra è solo la base, o meglio, è il pretesto per introdurre dei temi importanti che saranno approfonditi nei prossimi film. Sempre a livello di trama, per ora vorrei soffermarmi su questa ed in seguito sviscerarne i temi, è necessario capire che il centro della questione, benché appaia solo nella seconda parte del film, è la ribellione di alcuni maghi a delle normative medioevali. Questa è la trama: anche la faccenda degli Obscuri è un pretesto, anche se centrale e meravigliosamente importante in questo film.

Partiamo dal primo tema che vorrei mettere in luce: la repressione di sé. La prima cosa che viene in mente è pensare alla follia dei Secondi Salemiani (la cui guida a me ha ricordato esteticamente la Umbridge per i modi di fare)  che vogliono uccidere tutti i maghi e le streghe. Ovviamente questa scelta fa sì che chi in realtà dimostra di avere dei poteri o comunque una tendenza alla magia si senta in pericolo e quindi reprima la sua natura. Questo avviene ovviamente con Credence che cresce reprimendosi. A ben vedere però questo avviene con tutti quanti i personaggi: Queenie (per la quale io ho una venerazione quindi non sono oggettivo) si sente dire costantemente che non deve leggere nella mente, e quella è la sua natura; Tina avrebbe dovuto soprassedere sulle violenze inflitte a Credence da una Babbana reprimendo il suo sento di giustizia; Jacob non ama il suo lavoro ma la banca non gli concede un prestito; le stesse creature magiche non vengono comprese; Newt viene detto chiaramente che è a scuola non ha avuto vita facile e si capisce abbastanza immediatamente che è un personaggio un po’ strambo, fuori dalle righe. Ciò che però mi colpisce ancora di più è aver fatto notare che questa repressione, l’essere costantemente in lotta con se stessi può portare a conseguenze disastrose: nella fattispecie a generare un Obscurus, che è una forza prorompete e oscura che nasce in chi tenta di reprimere la propria magia.

Altro tema splendidamente trattato è quello dell’ambiente: non si prospetta all’orizzonte, neanche dai primi minuti di pellicola, un film sull’animalismo, ma è importante il messaggio che passa. Gli animali, in questo caso fantastici, sono creature diverse da noi che hanno bisogni diversi, e Newt si batte proprio per questo. Ciò è evidente in ciò che accade al Thunderbird che viene salvato dal protagonista che lo trova incatenato in condizioni pietose e lo libera per riportalo in Arizona, suo habitat. Tra l’altro è interessante vedere come si riporti l’argomento anche nella scena del locale in cui, l’elfo malavitoso ostenta quell’atteggiamento di superiorità sulla natura trattando l’asticello come merce di scambio, che nasce proprio con la rivoluzione industriale.

A proposito di ciò ho amato, e credo solo io, l’accenno ai problemi che si è portata avanti la rivoluzione industriale: quando Jacob va in banca, il direttore non gli concede un prestito per aprire una pasticceria perché “ormai le macchine possono produrre in poco tempo tantissime ciambelle. Adorabile.

Importante secondo me è anche soffermarsi sui personaggi femminili, per i quali però ho in progetto di fare un post dedicato ad ognuna. Facendo una panoramica molto veloce, ho trovato tutte caratterizzate incantevolmente, ognuna per diverse ragioni delle quali parlerò poi. La trattazione del femminile è ben oltre i problemi di genere, e risultano quindi tutte perfettamente inserite in un contesto di parità con i colleghi uomini.

Cosa che poi ho apprezzato tantissimo è la risposta ai problemi durante il film: non è una risposta per rabbonire che guarda, è una risposta cruda, a volte crudele: basti pensare alla fine del povero Credence. In questa storia non si cerca mai la via più buona per risolvere un problema, anche a costo di lasciare lo spettatore con l’amaro in bocca. A questo discorso se ne può collegare un altro, che è quello della ragione degli antagonisti: noi fino ad ora non abbiamo un cattivo folle, cieco d’ira e sete di potere. Grindelwald è certo l’antagonista malvagio, ma non vuole conquistare il mondo, non vuole creare il panico, vuole tentare di far valere dei diritti, vuole sovvertire un ordine sociale, è più un ribelle politico che un antagonista paragonabile al diavolo come Voldemort. Mi spingerei a dire addirittura che qualcuno parteggerà per Grindelwald.

Cosa egregia è l’estetica: il gusto del bello tipico degli anni 20 è evidente: anche la magia si accompagna a ciò, lo vediamo mentre l’elfa canta con delle figure che le ballano intorno, lo vediamo nella preparazione dello strudel che io ho trovato magnifica, lo vediamo anche nel vezzo di Queenie di indossare la sua veste con l’ausilio della magia. Tutto è bello, tutto è armonioso in piena coerenza con il gusto dell’epoca.

I costumi sono splendidi, perfettamente caratterizzanti chi li indossa: Newt è molto colorato rispetto al grigiore cittadino che lo circonda, Queenie è sempre vestita di Rosa coerentemente con il suo atteggiamento forse un po’ svampito, ma come mi piacerebbe approfondire, di certo non sciocco, anzi. Tina ha un vestito molto austero, così come è austera la sua idea di giustizia, filone portante e causa della sua espulsione dal mondo degli auror. Seraphina Picquery, il ministro, ha un abbigliamento consono ad un afrodiscendente, per niente occidentalizzato nonostante ricopra un ruolo di potere

Sul cast non ho niente da dire, tutti eccellenti, compresi e soprattutto i volti meno noti del cast. La colonna sonora è meravigliosa: strizza l’occhio alla precedente pur distaccandosene abbastanza evidentemente.

Intimandovi di andare al cinema, guardare il film e sognare, vi saluto e vi auguro una buona visione e buone letture.

 

Faithless Electors, gli “infedeli” che potrebbero rovesciare Trump.

Salve a tutti amici lettori, oggi parliamo di una notizia che mi ha dato molta gioia: l’esistenza di una possibilità, in verità una delle tante ,ma ne parleremo in un altro pezzo, che Donald Trump non raggiunga la Casa Bianca. Parto però mettendo le mani avanti in quanto è una possibilità molto più che remota.

Il 19 Dicembre si riunirà il Congresso dei Grandi Elettori, che è in parole povere un gruppo di 538 persone che rappresenteranno i Grandi Elettori e che dovranno “ratificare” la scelta del presidente e del vicepresidente. Infatti il sistema elettorale americano prevede legalmente che gli elettori rappresentanti dei Grandi Elettori possano effettivamente non votare come è stato votato nel loro stato, ma potrebbero invece diventare “faithless electors” cioè “elettori infedeli” che cambiano il loro voto a favore di un altro candidato

Per spiegarmi faccio un esempio: poniamo il caso, non lo so con certezza ma è un esempio generale, che i 38 rappresentanti del Texas (quindi l’esempio più improbabile) entrassero a votare nel Congresso e che, al posto di votare tutti per Trump, decidessero di votare per Hillary, diventerebbero faithless electors, ma la loro decisione avrebbe effettivamente valore legale.

Questa è effettivamente una possibilità. Ricordo per dovere di cronaca che non è mai successo che un voto sia stato ribaltato in questo modo. Sì, è accaduto che alcuni elettori diventassero “infedeli”, ma questo non è mai stato effettivamente determinante per la scelta di un candidato.

In questi giorni però l’America è in rivolta e i cittadini rivendicano la vittoria di Hillary che, effettivamente ha preso, in termini di voti in generale, molte più preferenze del suo rivale. La situazione americana è al degenero: petizioni per convincere i Grandi Elettori, che se diventassero infedeli potrebbero addirittura incorrere in una multa, petizioni per cambiare il sistema di voto statunitense, che solo adesso si sono ricordati essere inadeguato.

Se ci saranno novità, considerato che questa è effettivamente storia contemporanea, anche se non è l’argomento di questa piattaforma, continuerò ad aggiornarvi.

Con la speranza che stiate bene, buona lettura.

UPDATE: Allego qui la pagina di Wikipedia che spiega in modo abbastanza comprensibile e semplice in cosa consiste l’Electoral College

https://en.m.wikipedia.org/wiki/Electoral_College_(United_States)

 

Il nuovo liceo breve è veramente una buona idea?

Buongiorno signori. La notizia gira da qualche giorno sull’internet: il nostro amato ministro dell’istruzione ha deciso di promuovere un esperimento in circa 60 scuole del nostro Paese per dare via a quello che dovrebbe diventare un liceo breve: una scuola superiore che durerà 4 anni. Vi do 5 minuti per metabolizzare.

Come al solito, uno sguardo al passato prima di continuare con questo pezzo: non è la prima volta che viene proposto di accorciare il ciclo formativo studentesco, infatti già Berlinguer aveva proposto di accorpare medie ed elementari e togliere a questo ciclo un anno. La cosa non andò a buon fine perchè il governo, allora di Dalema, non riuscì a sopravvivere abbastanza a lungo da poter permettere l’attuazione di questa riforma.

Adesso, in un 2016 in cui la cultura sembra essere sempre più un inutile accessorio per le persone piuttosto che l’unico modo per differenziarci dai nostri antenati scimmioni, la nostra politica decide di promuovere questa grandiosa idea. Ovviamente quello che viene detto è che il programma scolastico non cambierà e che le ore di lezione saranno sempre le stesse, comprese anche le ore di tirocinio/Sfruttamento che gli studenti dovranno fare l’ultimo anno. Si aggiunge l’idea di fare una materia in Clil, cioè una materia in lingua straniera a parte lo studio della lingua stessa e la partecipazione a numerose iniziative che dovrebbero trasformare la scuola in un ambiente internazionale e più efficiente per chi vi partecipa.

Tanto per cominciare chiariamo la mia posizione: chi scrive pensa che sia una baggianata. Così almeno lo diciamo subito.

Intanto partirei dal commentare l’idea che è di fondo in questa storpiatura: fare entrare i ragazzi nel mondo universitario/mondo del lavoro prima. Signori, guardiamoci e riflettiamo bonariamente, è veramente necessario gettare dei neodiciottenni in pasto al lupo, con una specializzazione formativa quadriennale e quindi irrimediabilmente tronca di qualche cosa? Sì, tronca, perché checché se ne dica se si mutila di un anno il liceo, liceo che tra l’altro fatica già a portare avanti quei programmi che sembrerebbero fattibili comunque e da chiunque, quello che otterremo sarà una classe di ragazzi se possibile ancora più ignorante di adesso. Dico ignorante non in senso di scherno: è così, se adesso un ragazzo non ha la fortuna di trovare sulla sua strada un professore illuminato oppure di andare a farsela da sola una cultura, non ha altre possibilità di differenziarsi dalle numerose mammole che ogni mese di luglio ricevono un attestato al merito.

Anche se, come è stato detto, si trovasse il modo di poter far fare ai quadriennali le stesse ore dei quinquennali, il livello di sforzo richiesto a questi poveracci sarebbe immenso ed è ovvio che si imparerebbero molte meno cose di quanto già non accadda drammaticamente.

Tra l’altro non capisco la fretta che sia di buttare i ragazzi nel mondo del lavoro: non sono gli agnelli a Pasqua, non è che più sono teneri più avranno successo; eh sì perché continua a passare il messaggio che più sei giovane più sarà facile per te trovare lavoro, ma non è così. Per qualsiasi tipo di lavoro specializzato non è necessaria la carne fresca, bensì un’incredibile e spaventosa competenza, necessaria per distinguersi tra tutti. Non è il tempo che è troppo, e che forse invece è troppo poco, è la qualità di programmi stantii basati su convinzioni ottocentesche e che in italia non cambieranno mai. La scuola non va accorciata, va svecchiata, deve trovare il modo di coinvolgere attivamente chi vi partecipa. Questo non può assolutamente avvenire mediante attività che con la scuola non c’entrano niente, ma va applicato ai programmi e al metodo con cui si insegnano.

Tra l’altro qual è la necessità di insegnare una materia in lingua straniera? Pensate davvero che si impari l’inglese studiando storia dell’arte in un’altra lingua? Una lingua è complessa e non si può minimamente pensare che tutti, perché attenzione, è ovvio che qualcuno possa farcela, riescano ad assimilare dei concetti che non conoscono in una lingua che non conoscono. A mio modesto avviso è solamente l’ennesima riprova del fatto che essere ignoranti è necessario per un potere che vuole evitare menti pensanti. Questo non è un complotto, non vuole esserlo e non sono uno che crede nelle scie chimiche, però è indiscutibile che dai tempi dei guelfi e dei ghibellini, avere un popolo babbeo faccia comodo a chi deve fare i comodi suoi.

Con la speranza che stiate bene, ricordandovi Trump, così senza motivo, vi saluto.

Se il leader degli americani diventa l’Oscuro Signore

Amici, fratelli, panetti di burro, churros al cioccolato, piccole lampadine nell’oscurità occidentale, è accaduto. E’ tornato (molti di voi ora vorranno dirmi: “Non è vero, Lui-non è- TORNATO” e invece no). La casa bianca è in mano all’Oscuro Signore. La smetto con queste frasi brevi, altrimenti divento troppo comprensibile.

Quello che tutte le persone di buon senso temevano è diventato realtà: il nuovo re del mondo è il Diavolo. No, questo non è un post complottista sui massoni che adorano Satana, è solo una constatazione. Dopo la scorsa nottata passata in compagnia del dolce Chiccho Mentana, la mia fiducia nell’umanità è a terra, diciamo anzi che ha iniziato a scavare. Questo inutile cappello al discorso serviva come sfogo immediato per tentare di non fare un’analisi troppo faziosa. Non voglio profetizzare cosa accadrà da qui a Maggio, vorrei solo tentare di analizzare le ragioni che hanno portato Donald Trump (ex marito della ben più degna di ammirazione moglie che grazie a lui è diventata ricchissima) alla corona occidentale.

Facendo un excursus velocissimo sul ‘900 ci rendiamo conto immediatamente che il culto della personalità nasce nel momento in cui le persone non sentono più le istituzioni vicine a loro, non sentono più che quei partiti che in teoria sono emanazione popolare possano esprimere e concretizzare le loro idee. Accadde con Mussolini, Hitler, Franco (forse con Franco meno; ma ha goduto di un largo consenso in un periodo della storia spagnola) che erano tutti come Trump: arroganti, violenti nel linguaggio e negli intenti, razzisti, perfettamente normali e quindi maschio, bianchi, etero, cattolici e borghesi.

In questo caso abbiamo invece un salto in avanti di questo standard cioè, usando un termine che conio io e se esiste lode a chi lo ha teorizzato, un iperstandard. Trump non è solo maschio, è maschilista; non è solo bianco, è razzista e fa sentire tutti gli altri bianchi superiori agli altri; non è solo etero,  è stato ritratto come una macchina mangiadonne e la moglie che con lui si accompagna ne è la prova assoluta; non è solamente cattolico, è anti mussulmano a livello locale e non solo; non è solo borghese, è immensamente ricco.

Tutti questi sentimenti, il sentimento di inferiorità nei confronti di molte minoranze che pretendono il loro posto nel mondo, il sentimento di revanscismo nei confronti di Paesi esteri che danno l’impressione di nuocere solamente alla propria patria, il sentimento di superiorità nei confronti di popoli diversi per cultura e religione, sono stati portati all’assoluto negli animi segretamente razzisti, omofobi e sessisti di gran parte delle persone.

E a mio modestissimo giudizio è proprio questo il problema: siamo in u’epoca che chi è razzista, omofobo e sessita sente di non poterlo dire (E menomale) e quindi si è attaccato a chi dà voce ai propri pensieri.

In un simile contesto è ovvio che tutti quelli che noi abbiamo considerato scivoloni sono stati sempre colpi bene assestati all’elettorato democratico, che vacillava davanti ad un candidato considerato troppo freddo e poco simpatico, in un’epoca in cui non sono più le idee a contare ma la persona che le dice. Quando Trump diceva che le donne erano tutte puttane, i maschilisti gioivano. Quando dava degli stupratori ai messicani, i bianchi razzisti esultavano… ogni volta che Trump diceva qualcosa di sbagliava qualcuno si convinceva che quello era l’uomo giusto che avrebbe riportato l’America agli albori, alla potenza originaria,

Quello che io vorrei portare alla vostra attenzione è poi un’altra cosa: la democrazia non è morta, antidemocratico è pensare che la democrazia esista solo quando vince chi diciamo noi. Il problema della democrazia però è un altro: quelli che in teoria dovrebbero essere schieramenti diversi di liberi cittadini si stanno tramutando in nemici. Chi non la pensa come voi non è il vostro nemico, diventa tale quando vuole impedirvi di esprimervi liberamente su cose ragionevoli. Il rischio quindi è che chi vince possa vedere in chi perde, non liberi cittadini che non lo condividono, ma nemici da perseguitare.

Stesso discorso vale per i giornali: il giornalismo non è stupido perchè non aveva predetto l’impredicibile. Il giornalismo ha problemi, ok, ma è proprio sulla considerazione dei mass media che Trump ha giocato: se io dico che sono tutti cattivi, che nessuno in realtà capisce il popolo tranne me, allora è evidente che il popolo dice che gli intellettuali cattocomunisti sono tutti cattivi tranne Me che, misteriosamente, vinco le elezioni. Questo atteggiamento è straordinariamente diffuso, definirsi il piccolo cantuccio di riparo delle classi deboli che si sentono incomprese da tutti: basti pensare a leader ben noti che predicano nel nostro Paese.

Considerazione poi non meno importante è che Trump rappresenta il punto di arrivo di tantissime persone: tutti vorrebbero essere ricchissimi, tutti vorrebbero avere una moglie incantevole, tutti vorrebbero poter dire quello che vogliono senza essere mai ripresi da nessuno. Trump è quello che il 90% delle persone vorrebbe essere (NDR chi scrive se ne dissocia).

Non cadere nel populismo è fondamentale e per fare ciò è necessario informarsi: sentire i video di propaganda populista non è informarsi. Abbiamo un referendum: leggere il progetto di legge, sentire fonti autorevoli da ambo le parti e farsi un’idea, questo è informarsi. Indipendentemente da ciò però, ricordiamo tutti, me compreso, che chi non la pensa come me non è il nemico da abbattere; altresì è necessario ricordarci di lottare sempre per le nostre idee e la loro affermazione.

Dopo questo pistolotto pseudo politico intellettuale, vi saluto. Buon Trump.

Sophie Hannah, “La cassa aperta” è quello che ci aspettavamo?

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Salve a tutti amici lettori, oggi vorrei parlarvi di un libro che ho finito di leggere da poco. Questa non sarà una recensione, questo sarà un parere abbastanza rapido riguardo all’operazione editoriale che è stata intrapresa. Sappiamo tutti che da un paio d’anni la Hannah ha iniziato a scrivere detective stories al centro delle quali gira il personaggi di Poirot. Era necessario riportare in vita il detective della regina del giallo? No. E’ uno scandalo? Neppure. La Hannah ha disonorato il nome della Christie e infangato Poirot? No.
Contro ogni previsione, non conoscendo nessun’altra opera della scrittrice, il romanzo è scritto bene, credibile nell’ambientazione, forse un po’ concettoso nell’intreccio, ma fondamentalmente questo è un problema che hanno molti libri del genere, anche della Christiche checché se ne dica (basti ricordare “Un messaggio dagli spiriti”). La domanda che però sorge spontanea, a me come anche ad altri appassionati di Poirot, è per quale motivo, assodato che le capacità per scrivere la Hannah le ha, è stato necessario andare a toccare un detective di quel calibro. Immaginando che avrà pensato di fare un sacco di soldi perché la gente si sarebbe accalcata per andare a vedere quale scempio avesse combinato le sarà sembrata una buona idea, anche se credo che le cose non siano andate effettivamente così. Il guaio è che quando si parla di mostri sacri del genere scatta in moltissime persone l’atteggiamento religioso: quindi il libro nemmeno lo avranno letto preferendo sputarci sopra senza avere la minima cognizione di ciò che dicevano.

I ritengo che se avesse creato un suo personaggio, in primo luogo sarebbe risultato più credibile (diciamo che Poirot sembra una divinità che ogni tanto dice qualcosa in questo libro, non è assolutamente la figura accentratrice e carismatica pur con i suoi modi eleganti, che caratterizza l’opera della Christie), in secondo luogo credo che avrebbe avuto più successo.

Risultati immagini per sophie hannah la cassa apertaMa parliamo per un momento del libro nello specifico: è un bel libro, si legge bene e non è difficile immedesimarsi nei personaggi. Come ho detto questa non vuole assolutamente essere una recensione letteraria perché considero questo come un libro di puro intrattenimento. L’unico problema che io ho riscontrato è stata la trama: è un po’ troppo simile a tanti libri di Agatha Christie: non voglio anticipare minimamente i colpi di scena che sono presenti, anche se premetto che sono assolutamente prevedibili, ma abbiamo tutto quello che in genere piaceva alla Somma; ci sono i travestimenti, i finti buoni, i rapporti genitore/figli compromessi, le domestiche isteriche… insomma tutto quello che un lettore della Christie è abituato a leggere. Altro grande problema, forse il più grande come anticipavo prima, è Poirot. E’ tremendamente evidente che quella figura è posticcia: non fa niente di spontaneo; se il detective a cui siamo abituati, nella sua stranezza riesce comunque a risultare un nevrotico credibile, in questo caso sembra un robot, una macchinina telecomandata da un’autrice che sta ancora tentando di capirlo. Mi riferisco, per esempio, ad un punto in cui viene detto che il detective ammette di aver sbagliato: questo è assolutamente assurdo nel contesto in cui è piazzato. Poirot non sbaglia mai, è chiaro a tutti, e soprattutto Poirot non ha ripensamenti. Accetta numerose sfide pur di dimostrarlo in moltissime storie. Ovviamente questo non compromette l’opera, ma compromette la credibilità di un personaggio che è stato resuscitato per l’occasione.

In definitiva ve lo consiglio? Sì, difficilmente nell’ultimo periodo leggiamo gialli classici ben scritti, e questo ne è un esempio. Dovete aspettarvi un romanzo degno della regina del giallo? No, fingete semplicemente che sia una cosa a sé e non soffrirete.

Detto questo vi saluto e vi rimando al prossimo libro. Buona lettura.